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Gufram e le contaminazioni nella moda

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gufram design

Gufram, il radical design senza tempo che piace alla moda

 

In bilico, sin dalla sua nascita, tra arte e design Gufram, l’azienda con sede a Barolo, ha un’idea di mondo e di bellezza che dagli anni ’60, grazie all’incontro con la POP-ART, la rivoluzione nei materiali - in particolare del poliuretano espanso - ha puntato a sconvolgere un’idea funzionale e piatta del design per poi contaminare, pian piano, altri settori, come quello della musica e, in ultimo, quello della moda, oggi più che mai connesso all’estetica della forma.

Negli anni ’70 il movimento del design radicale, che raggiunse poi il suo apice nel 1972 grazie alla mostra allestita al MoMa, dedicata al design italiano intitolata "Italy: The New Domestic Landscape", curata da Emilio Ambasz, ebbe un valore politico dirompente che influenzò non solo l’industria ma l’arte e la politica a livello internazionale.

Il Pratone - ad esempio - invitando l’utilizzatore a trovare la sua seduta in mezzo a morbidi filoni d’erba in poliuretano espanso, era una critica al salotto borghese e alle sue etichette perbeniste. Ideato da tre menti geniali, i designer italiani Giorgio Ceretti, Pietro Derossi, Riccardo Rosso nel 1971, propose fin dagli esordi la volontà dissacrante di abbattere il concetto di seduta borghese. L’elasticità del materiale si propone infatti come la base per accogliere un riposo casuale, ma anche fisso, multiplo oppure gustato in solitudine, perché su tutto, Pratone, desidera modularsi secondo le aspettative delle anime più libere e anticonformiste.

Un approccio che è stato preso in prestito anche dai rapper A$AP Rocky e Travis Scott che ne hanno colto l’allure dissacrante e insieme intramontabile.

Allo stesso tempo l’iconico divano Bocca - progettato dallo Studio65 e ispirato al volto di Mae West di Dalì e alle iconiche labbra rosse delle dive hollywoodiane - nato come provocazione che evocava la sessualità femminile, è diventato un’icona estetica globale comparendo nei tour di Beyoncé, negli scatti di David Lachapelle oltre che nei magazine e musei di mezzo mondo.

Oggi il brand della proprietà della famiglia Vezza è riuscito a rimanere fedele alla sua estetica e a surfare contemporaneamente le nuove nicchie di mercato come quella dei collectibles con la collezione ‘Guframini’ che riprongono i pezzi che hanno fatto la storia del design su scala ridotta. L’estetica del design radicale ha infatti mantenuto il suo fascino pop grazie anche ad una dosata gestione dell’archivio, il cui rapporto secondo Charley Vezza, Global Creative Orchestrator di Gufram, “serve ad indicare la direzione ma non a tracciare la strada”, una lezione interessante per i brand di moda che oggi hanno riscoperto le potenzialità dell’archivio ma ancora stanno sperimentando il suo utilizzo pratico.

E proprio nel fashion system che Gufram, negli ultimi anni, sta facendo incursione, intavolando riuscite collaborazioni, rivisitazioni di pezzi famosi del brand e nuove sfide che lo hanno portato ad interpretare accessori iconici delle griffe secondo lo stile eclettico ed anticonformista del radical design.

 

La cosa che mi incuriosisce, però, è che in italiano questa parola sia così assonante alla parola ‘radice’, come se per produrre un grande sconvolgimento fosse necessario sempre avere i piedi ben piantati a terra

, afferma Vezza.

 

Il fascino glam dell’appendiabiti Cactus rivisitato dallo stilista Paul Smith

L’appendiabiti Cactus, disegnato da Guido Drocco e Franco Mello nel 1972 e alto un metro e 70, è diventato ormai uno dei prodotti icona del marchio, un pezzo rappresentativo di una stagione molto fertile del design italiano.

All’origine verde, realizzato in poliuretano espanso, questa sorta di ironico totem è stato proposto negli anni in diverse edizioni limitate. Poi, per celebrare i 50 anni dell’azienda, nel 2016, è iniziata la collaborazione con lo stilista Paul Smith. Il designer inglese prima lo ha rivisitato con Psychedelic Cactus, un’edizione limitata di 169 esemplari del morbido appendiabiti, reso ancor più decorativo grazie alle lisergiche sfumature di colore pensate dallo stilista.

Poco dopo il fascino Smith ha presentato una serie di accessori fashion caratterizzati da piccoli cactus stampati o ricamati. La pianta, nel tradizionale verde brillante, è diventata pattern su capi e accessori come cravatte, sciarpe in seta, pochette, calzini, fino alle camicie e alle polo.

 

Moschino Kisses Gufram, la capsule che rende la moda pop art

Irriverente e sensuale. Sono le caratteristiche che accomunano lo stile radical di Gufram e quello di Moschino, il brand che ha a capo della direzione creativa l’americano Jeremy Scott. Da questa comunanza di vedute, nel 2017 è nata ‘Moschino Kisses Gufram’, una capsule collection di arredi che mescola gli approcci con fare eclettico, contaminando tra moda e pop art le creazioni.

La collezione, presentata negli Stati Uniti in occasione della L.A. Design Week negli spazi dello showroom MASS Beverly, era composta da tre prodotti iconici, tra cui spicca il sensuale Zipped Lips! (in soli 99 pezzi), edizione speciale del divano Bocca – disegnato nel 1970 da Studio65 – contaminato dall’estro di Jeremy Scott. Il divano, realizzato in poliuretano flessibile e rivestito in tessuto color rosso fuoco, si presenta con una zip dorata che tiene chiuse le labbra del sensuale sofà, ed assume così un tocco fetish pop, caratteristico del mood personale e imprevedibile della Maison. Per la prima volta Gufram si cimenta con l’utilizzo della pelle, senza mai rinunciare al suo approccio radical.

Biker cabinet è invece un mobile su ruote che riprende le forme dell’iconica ‘Biker bag’ di Moschino riproducendone fedelmente borchie, cerniere, colletto, tasche. Le sue mensole in vetro possono inoltre accogliere gli oggetti più diversi.

Gufram si è poi divertito ad interpretare in chiave design delle scarpe enormi. ‘High Heels’ sono due provocanti scarpe decolletè in pelle nera e tacco dorato, al cui interno trovano spazio, nell’una un pouf, nell’altra tre ripiani in vetro: reinterpretazioni inaspettate di una seduta e di un mobile portaoggetti. Questi due ultimi oggetti - ‘Biker Cabinet’ e ‘High Heels’ - confermano la voglia dell’azienda di Barolo di giocare con le dimensioni, facendo di surreali fuori scala un tratto distintivo del suo design.

 

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